Antonio Di Giuseppe, il campione alcamese con cuore e testa, torna a giocare nella sua città natale nell’Alqamah

di giuseppe (1)«Alcamo ha tutto quello che una città grande può desiderare e sognare, e non potrà mai avere». Parole di Antonio Di Giuseppe, 26 anni, il nuovo centrocampista della Alqamah, nato e cresciuto a Alcamo, respirando calcio. Una vera e propria celebrità per i tifosi che lo ricordano, ancora, al suo brillante esordio nella giovanile della Juventus.

È genuino, altruista, sognatore, un vero e proprio campione con mille sogni nel cassetto. Al di là del successo iniziale, alcuni sogni traditi, la “spinta giusta” che non è mai arrivata, pur avendone le qualità, è rimasto il nostro Antonio di sempre.

Antonio è un ragazzo che ci ha sempre creduto in ciò che fa, che si è impegnato, che ha fatto sacrifici, che non ha mai smesso di sperare, perché alla fine, come dice lo stesso Antonio nella brillante intervista, è questa la cosa più importante. Senza speranza l’uomo tracolla.

Lui ha compreso che la strada per diventare campioni è irta di difficoltà. Non è come si crede e si vede da fuori, infatti, che con aiuti o parole o guardando i campioni alla tv si può diventare calciatori.

Il suo successo, il suo essere diverso dai tanti altri lo deve al fatto che in tutto ciò che ha fatto ci ha messo testa e cuore, anche se, e di questo ce ne rammarichiamo tutti, sarebbe servito anche un pizzico di fortuna. Ma Antonio Di Giuseppe, nonostante non militi nella seria A, è pur sempre un campione, un vero numero uno. Per questo campionato, come per tutto il resto, bisogna scendere in campo e dare tutto senza rimpianti.di giuseppe (3)

E speriamo che Antonio Di Giuseppe faccia davvero la differenza, lui che, ovunque è stato, ha rappresentato un elemento di grande novità e una potenzialità eccezionale e utilissima. Ma conosciamolo meglio il campione alcamese.

Antonio Di Giuseppe nasce nel 1991 ad Alcamo, dove studia presso l’istituto magistrale Vito Fazio Allmayer.

Ha giocato nel settore giovanile della salernitana e della Juventus.

Poi il passaggio tra i “Grandi” lo hanno portato nel Marsala 1912, nel Castellammare, nell’Alcamo Calcio, nel Salemi, nella Folgore, nel Partinico e per finire, lo scorso anno, alla Nuova Sancis di San Giuseppe Jato.

Adesso, solo di qualche giorno fa,  il progetto Alqamah che affascina il giovane campione alcamese. Il suo sogno «voglio aiutare a far crescere questa giovane società, composta da soli Alcamesi». Evidentemente il tutto grazie anche alla sua organizzazione di eventi sportivi, prevalentemente calcistici, denominata “AA Organization”, molto sentita nel territorio alcamese e, anche, nei dintorni. Lo abbiamo voluto conoscere meglio, cercando di carpirne le emozioni, focalizzando l’attenzione sulle sue grandi potenzialità e esaltando le sue spiccate qualità tecniche.

(Afu) Quando inizia la tua passione per il calcio e cosa provi quando vieni un pallone tra le mani?

«La mia passione per il calcio nasce fin da bambino. Mio padre è un noto ex calciatore ad Alcamo, quindi già da piccolo avevo il pallone tra i piedi. Ancoraoggi, ogni volta che inizio una partita, è come se fosse sempre la prima volta. La stessa emozione, la stessa grinta, la stessa determinazione».

antonio di giuseppeTra mille sport, perché proprio il calcio?

«Perché il calcio? Come detto prima, sin da bambino mio padre e mio zio mi portavano sempre allo stadio a vedere le loro partite per cui non potevo che innamorarmi del calcio».

Cosa ricordi negli anni in cui tuo padre militava nella Alcamo calcio e quanto è stato importante della tua formazione prima umana e poi sportiva?

«Mio padre giocava nella blasonata Juve gemini Alcamo. I ricordi sono vaghi. Quello che so è perché ne sento parlare negli ambienti sportivi. Era, certamente,  molto forte. Quando qualcuno mi vede giocare, iniziano subito a fare i paragoni con lui. Il che mi fa tanto piacere».

Cosa vorresti dire a un giovane che decide di avvicinarsi al più popolare sport al mondo?

«Ad un giovane che comincia a giocare a calcio direi soltanto di divertirsi: Attraverso questo sport si migliora e si diventa una persona migliore. Perché lo sport migliora la tua autostima, migliora il modo in cui ti relazioni e stai nel sociale e, infine, ti fa diventare un professionista anche se non lo sei. Un professionista lo si diventa diventando un uomo o una donna competitivi e forti».

Giocare per vincere o semplicemente giocare?di giuseppe (2)

«Penso comunque che la cosa più importante in uno sport sia il divertimento anche se vincere è quello che ti permettere di essere differente dagli altri. Io sono del parere che si deve sempre giocare per vincere, per migliorarsi. Se c’è impegno, divertimento e, principalmente, lavoro, la vittoria arriva prima o poi; così come le soddisfazioni».

Se volessi ricordare un aneddoto della tua vita calcistica in campo di cosa parleresti?

«Se dovessi ricordare un aneddoto della mia vita in un campo, ricorderei, certamente, l’esordio nelle giovanili con la maglia della Juventus. Allora giocavo contro squadre, come l’Inter, fatta da calciatori che adesso giocano in serie A, come Destro, Obi, Caldirola, Laribi, Santon … Quello è stato il punto più alto e anche il più affascinante della mia vita calcistica. Anche se penso che se avessi avuto più fortuna e gente attorno a me che voleva farmi giocare in alto, sarei arrivato anch’io in serie A. ci voglio credere fermamente. Io ho messo tutto me stesso».

In quale ruolo hai giocato nel corso della tua vita e quali ritieni che maggiormente rispondano alle tue caratteristiche tecniche e fisiche?

«Io sono un centrocampista dalle qualità offensive. Mi piace fare in modo che siano altri a prendere la palla che io porto in avanti e far fare gol agli attaccanti della mia squadra. Non vivo per il gol. In effetti non sono una vera prima punta. Preferisco far divertire la gente che mi guarda con belle giocate o altro».

Oltre al calcio quale altra attività sportiva pratichi con abitudine o in che progetto ambizioso sei impegnato? Uno lo conosciamo tutti, però.

«Nella mia vita ultimamente sono circondato da gente che mi vuole davvero bene. Grazie alla mia organizzazione di eventi sportivi, con il mio socio Aleandro Fagone, stiamo riuscendo a far divertire tanta gente. Come ultimo esempio prenderei il famosissimo torneo in spiaggia ad Alcamo Marina. Alla finale erano presenti quasi duemila persone in Battigia».

Se volessi cambiare la tua terra cosa faresti di diverso da ciò che già si fa?

«Il fatto di essere una persona popolare nella mia città mi gratifica. Sono cresciuto col mito di Bruce Wayne (Batman) e, quindi, ho sempre sognato di diventare il “paladino della mi città” come diceva sempre lui. Spero, un giorno, in prima persona, di far diventare Alcamo la città che merita, come sindaco magari. È un obiettivo che ho e lo raggiungerò».

Il ritorno alla tua città…

«Per concludere, sono molto contento di essere tornato a giocare nella mi città, con un progetto vincente nei prossimi tre anni, con tutti alcamesi, perché noi siamo la squadra della città e spero che tanta gente verrà a vederci per cominciare a risalire le categorie e raggiungere magari l’Alcamo, per cui forza ALQAMAH».

di Antonio Fundarò

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