Allarme nel Mediterraneo: mare invaso da granchio “alieno”

granchio bluIl Presidente del Distretto della Pesca e Crescita Blu Giovanni Tumbiolo, in visita a Tunisi ospite dell’Utap (Union Tunisienne Agricolture e Pêche) ha incontrato il Primo Ministro Youssef Chahed ed il Ministro dell’Agricoltura Samir Tajeb (già ospiti delle passate edizioni di Blue Sea Land) ed il Sottosegretario di Stato con delega al mare, Abdallah Rabhi.

Tumbiolo e Rabhi hanno avuto un lungo e cordiale colloquio ed incontrato insieme i vertici delle istituzioni governative (Utap, Gipp), scientifiche, rappresentanti dei pescatori e dell’industria ittica per trattare argomenti spinosi e complessi da cui dipendono molto gli equilibri ambientali, produttivi e relazionali nel Mediterraneo occidentale.

È stata fissata il 5 dicembre la data dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo in cui saranno trattati con i massimi esperti le questioni relative alla regolamentazione del Mammellone, ai piani di gestione e alla salvaguardia dei banchi di pesca.

Rabhi e Tumbiolo, insieme a studiosi, biologi marini ed esperti hanno incontrato i giornalisti e lanciato l’allarme “portunus segnis”, meglio conosciuto come “granchio blu”. È una specie aliena per il Mediterraneo in quanto originaria del Mar Rosso.

Il blue crab è molto vorace e sta letteralmente invadendo le coste libiche e tunisine, si sta espandendo a macchia d’olio (sono stati pescati esemplari fino a 80 metri di profondità) e arrecando ingenti danni alle reti dei pescatori e distruggendo le larve di altri crostacei e molluschi. In Tunisia è crollata la produzione di gamberoni.

In merito all’allarme granchio blu, interviene Franco Andaloro, esperto dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo: “Il granchio blu è una specie aliena che in questo momento sta diventando invasiva nel Mediterraneo Centrale sconvolgendo gli equilibri ecologici e l’economia della pesca in Tunisia. Contemporaneamente, è stata già segnalata la sua presenza nei mari italiani. Un altro fenomeno estremamente importante riguarda una specie di crostaceo mediterraneo, un tempo raro, che oggi sta letteralmente colonizzando i fondali a gambero bianco dove operano le flotte italiane”.

“Questi fenomeni –continua il Andaloro – sono probabilmente connessi anche al cambiamento climatico e allo stato di sofferenza del Mediterraneo e vanno studiati ed affrontati, con ricerche congiunte fra Italia e Tunisia, attraverso percorsi di mitigazione e adattamento fra i quali l’educazione e la sensibilizzazione nei confronti dei consumatori affinché queste specie diventino una risorsa alimentare così che la loro pesca ne contenga la diffusione. Interessanti ricerche in questi campi sono portate avanti dalla Stazione Zoologica ‘Anton Dohrn’ di Napoli”.

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