Progetto CAMPER: la Questura di Trapani ha promosso una giornata sul tema della violenza di genere

Se ti ricatta … non è amore. Se minaccia te o i tuoi figli … non è amore. Se ti isola, umilia, offende …non è amore. Se ti perseguita con mail e sms ossessivi ….non è amore. Se ti prende con violenza quando non vuoi … non è amore. Se ti chiede l´ultimo appuntamento …non è amore. Se ti uccide…non è amore.

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si è celebrata domenica 25 novembre 2018, la Polizia di Stato ha scelto di stare vicina alle donne con la campagna “QUESTO NON È AMORE” che prevedeva, in tutte le province italiane, camper, pullman, gazebo ed altri momenti d’incontro volti a rompere l’isolamento ed il dolore delle vittime di violenza di genere, offrendo il supporto di un’equipe di operatori specializzati, in prevalenza composta di donne e formata da personale di Polizia specializzato, da medici, psicologi e da rappresentanti dei Centri anti violenza.

Un’idea, quella del progetto CAMPER contro la violenza di genere che sin ora ha consentito di contattare oltre 20.200 persone, in maggioranza donne, diffondendo informazioni sugli strumenti di tutela e di intervento su situazioni di violenza e stalking, che diversamente sarebbero potute rimanere ingabbiate nel dolore delle mura domestiche.

Anche la Questura di Trapani ha inteso, simbolicamente, dedicare questa giornata all’iniziativa. Nel corso della mattinata, nello Slargo Nino Via, nei pressi dalla centralissima Via G.B. Fardella, è stato predisposto un presidio mobile, composto da un camper della Polizia di Stato, che ha accolto tutti coloro i quali hanno inteso acquisire informazioni sul tema della violenza di genere. La cittadinanza ha avuto, in particolare, la possibilità di confrontarsi con un’equipe di operatori specializzati, composta in prevalenza da donne, e formata da personale della Polizia di Stato specializzato, da psicologi e da rappresentanti dell’Associazione CO.TU.LE.VI (Contro Tutte Le Violenze).

La flessione negli ultimi tre anni dei delitti tipici (dai femminicidi, alle violenze sessuali, dai maltrattamenti in famiglia agli atti persecutori) non ferma l’impegno di prevenzione: non solo perché il numero assoluto delle vittime continua ad essere inaccettabile, ma perché l’esperienza di polizia e delle associazioni, da tanti anni impegnate su questi temi, mostra l’esistenza di un “sommerso” che troppo spesso non si traduce in denuncia.

Un quotidiano fatto di attenzioni morbose, di comportamenti aggressivi e intimidatori che vengono letti come espressione di un amore appassionato e di una gelosia innocua, anche da madri, sorelle e amiche, ma che è spesso il triste copione di un crescendo di violenza che si alimenta con l´isolamento.

Oltre alla tutela offerta dalla legge, che va dagli strumenti dell’ammonimento al divieto di avvicinamento fino ai domiciliari e al carcere per i casi più gravi, la battaglia più importante si gioca sul campo della prevenzione in cui la Polizia di Stato è impegnata, non solo nel contribuire attraverso l’informazione al superamento di una mentalità di sopraffazione, ma a fare da sentinella per intercettare prima possibile comportamenti violenti e intimidatori.

In questa prospettiva si muove l’adozione dall’inizio dell’anno del protocollo E.V.A. (Esame delle Violenze Agite) da parte di tutte le Questure d’Italia. Procedura che consente agli equipaggi di Polizia, chiamati dalle Sale operative ad intervenire su casi di violenza domestica, di sapere se ci siano stati altri episodi in passato nello stesso ambito familiare. Tutto questo attraverso una procedura che prevede la compilazione di checklist che, anche in assenza di formali denunce, spesso impedite dalla paura di ancor più gravi ritorsioni, consentono di tracciare situazioni di disagio con l’obiettivo di tenerle costantemente sotto controllo e procedere all’arresto nei casi di violenza reiterate.

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