San Vito celebra il Santo Patrono, protettore della marineria

Hanno preso il via, a San Vito Lo Capo, i festeggiamenti in onore del Santo Patrono. Momenti di preghiera e condivisione che culmineranno il 15 giugno, giorno in cui si celebra San Vito Martire, protettore della marineria. Oggi pomeriggio alle ore 18:30 si terrà l’omaggio delle autorità civili con il corteo che dal municipio muoverà verso il Santuario, dove alle 19:00 si terranno i Primi Vespri. Grande festa domani già dalle prime ore del mattino con l’alborata (breve sparo di petardi monobotto che annuncia la festa) ed il giro, a partire dalle ore 09:00, dell’associazione socio-culturale bandistica “Città di San Vito Lo Capo” per le vie del borgo marinaro. Alle 11:00 sarà celebrata la Santa Messa ( alle ore 19:00 Santa Messa nel Giardino). Alle 15:00, sul molo di sopraflutto, si svolgerà il tradizionale gioco dell’antenna a mare. Alle 19:30 ancora musica, in piazza Santuario, con la banda. E alle 20:30, sul lungomare, la rievocazione storica dello Sbarco dei Santi a cura della marineria sanvitese. A mezzanotte, dal molo di sopraflutto, verranno sparati i giochi pirotecnici. Le celebrazioni sono curate dal Santuario di San Vito con il patrocinio del Comune.

IL GIORNO DI FESTA

Un grande amore e una grande devozione lega la marineria del paese di San Vito al Santo Patrono. Il 15 giugno è grande festa per tutta la categoria e le imbarcazioni sono tutte in rada nel porto perché tutti i pescatori non vogliono mancare alla festa del Santo.

La festa dei pescatori ha inizio nel pomeriggio con il tradizionale gioco dell’ “Antenna a mare”, pittoresco e divertente. Si tratta di un palo lungo 10 metri, sospeso sull’acqua e insaponato, alla cui estremità sta la bandiera che il vincitore dovrà afferrare. L’agonismo è assicurato e anche… le cadute in acqua. All’imbrunire del 15 giugno, le imbarcazioni in rada nel porto di San Vito escono in mare ad accogliere festosamente la barchetta che trasporta il giovane Vito, il suo maestro Modesto e la nutrice Crescenza. Mentre la barchetta approda a terra e il piccolo Santo sbarca, le imbarcazioni dei pescatori devoti lo salutano con il suono delle loro sirene e il lancio di razzi mentre il popolo si accalca a salutare l’arrivo del piccolo Santo e dei suoi compagni.

Alla notte, la pittoresca processione si snoda per le vie del paese; i devoti del Santo elevano inni e preghiere. La statua del Santo rivestita delle insegne – la corona (il premio di Dio), la palma (la vittoria del martirio), la croce (la forza della fede) e il mantello degli ex voto d’oro dei fedeli (la loro devozione) – è portata a spalla dai portatori di Alcamo devoti del Santo. San Vito nel suo santuario al Capo è infatti invocato da tutti i paesi del golfo di Castellammare, dai paesi del trapanese, dell’ericino, della Valle del Belice, di Partinico e del palermitano e da altre lontane zone della Sicilia. Numerosi accorrono i pellegrini a chiederne la intercessione. All’ingresso del paese il Sindaco consegna le chiavi del Comune a rinnovare questo legame tra la comunità civica e il Santo. Inizia poi la discesa solenne attraverso la via grande fino al Santuario. La festa segna l’inizio della stagione estiva. Alla sera, durante il tempo della festa, sono previsti intrattenimenti musicali.

LA STORIA DI SAN VITO MARTIRE

San Vito è un Santo tanto amato e conosciuto. Eppure, di lui sappiamo poche cose. La cripta del santuario di San Vito Lo Capo, come lo stesso Santo, è avvolta nel mistero, perché lì “c’è” qualcosa; lì è avvenuto, parecchi secoli fa, qualcosa di straordinario. In quella pianura un giovane, Vito, non vuole rinunciare alla sua fede in Gesù. Costretto a stendersi sulla spiaggia, le sue mani e le sue gambe sono legate da rozze e pesanti corde a robusti cavalli. Le bestie sono battute con la frusta, perché tirino con forza verso opposte direzioni. E, ahimè, mentre un cavallo cerca ditrascinare il corpo del giovane da un lato, l’altro viene frustato perché corra dall’altra parte. Il sole di giugno inonda di luce la tragica scena. I suoi carnefici si divertono, ridendo rumorosamente. contenti di avere punito la tracotanza di quel giovane che non vuole rinunciare al suo credo a costo della sua stessa vita. «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi…Chi vuole guadagnare la propria vita la perderà», continua a ripetere il giovanetto. Altri suoi fratelli nella fede assistono, sbigottiti dalla paura, e nel loro cuore pregano Dio di aiutarlo. Altri ancora hanno compassione di tanto ingiusto strazio. Il lungo spettacolo tinge di sangue quella sabbia. Gli arti strappati del giovane si offrono come orrida visione; le membra lacerate invocano pietà; la bocca, in un volto sfigurato, emette un lamento: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito!». Mani pietose lo assistono, mentre Vito, martire vivo, aspetta l’inesorabile morte. Ha avuto l’”onore” di quella tortura che concede ai fedeli di Cristo di vedere ancora a lungo la propria agonia dopo il martirio: la catasta.

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