Erice – Sospensione del servizio Pedibus

Lunedi’ 23 novembre 2015, nell’approssimarsi, come da previsioni meteo, del brutto tempo,  il Pedibus, il progetto pensato per consentire ai bambini della scuola primaria del I Circolo “G. Pascoli” di andare a scuola a piedi sotto l’occhio vigile di accompagnatori, e’ stato momentaneamente sospeso, per riprendere più avanti con il ritorno del bel tempo.
Opportune alcune  considerazioni:
L’iniziativa, ricominciata il 26 ottobre, ha gia’ “conquistato” importanti risultati:
– Percorsi  riattivati: 2- arancione e giallo,
– tot. bambini partecipanti: 30
– n° genitori e volontari accompagnatori: 15
– n° viaggi: 42
– tot. bambini accompagnati (tra andata e ritorno): 1010
– km percorsi dai bambini: 1.050
– km NON percorsi dalle auto: 1.050
– kg di CO2 NON prodotti: 110,58 circa
Il “Pedibus”, un’azione partecipata che educa gli studenti a comportamenti responsabili e consapevoli e li coinvolge, insieme agli adulti, sui temi della salvaguardia dell’ambiente, dell’educazione stradale, della conoscenza del territorio promuovendone anche l’autonomia e la scoperta e conoscenza del proprio territorio, il modo più sano, sicuro, divertente ed ecologico per andare e tornare da scuola.,  e’ un autobus umano, formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da adulti “autisti” e “controllori” utile a:
– fare movimento
– imparare a circolare
– esplorare il proprio quartiere
– diminuire traffico e inquinamento
– stare insieme per divertirsi
– rendere i bambini più allegri e sicuri di sè
– dare un buon esempio a tutti
– svegliarsi  per bene e arrivare belli vispi a scuola
Se ad aprile del nuovo anno sentirete un “rombo” di piedi, un suonare di voci e risate adolescenti e vedrete transitare un bus colorato, giallo e arancione, con le scarpe al posto delle ruote, giovani muscoli al posto del motore diesel, un livello di emissioni di CO2 paragonabile a quello di una farfalla e guidato da volontari al posto dell\’autista, non state sognando o camminando nel giardino delle meraviglie. Avete incontrato il PIEDIBUS. foto
Inevitabile qualche nota di rammarico:
– La scarsa considerazione ed il mancato accoglimento della suddetta  Best practice portata avanti dal I C.D. “G. Pascoli” da parte delle altre Scuole Primarie del nostro territorio;
– Negli ultimi decenni le nostre città, Erice, Trapani, si sono sviluppate tenendo conto quasi esclusivamente delle esigenze del cosiddetto cittadino medio, l’elettore forte che è adulto, maschio, lavoratore, automobilista.
Le nostre città sono cresciute specializzando gli spazi e dotandoli di servizi e infrastrutture calibrati su di un soggetto evidentemente senza nessun tipo di handicap, ma nemmeno anziano, non bambino, in perfetta forma fisica, che può uscire di casa da solo e muoversi su lunghe distanze in qualsiasi momento, quindi neanche ciclista, non pedone, che non spinge un passeggino e non porta la gonna stretta.
Il risultato della pianificazione fatta prendendo a modello le esigenze di quell’unico soggetto, è una città che ha perso buona parte delle caratteristiche che la renderebbero  luogo di incontro, di interazione sociale.
Ci troviamo oggi a vivere in una città nella quale gli spazi pubblici sono sempre meno spazi per vivere e sempre più aree di circolazione. L’importanza che ha assunto l’automobile nella nostra esistenza, e di conseguenza il traffico nelle nostre città, hanno causato dei cambiamenti sostanziali all’ambiente nel quale viviamo, che poi è lo stesso in cui i bambini crescono e sviluppano le loro conoscenze.
I bambini che crescono negli anni 2000 hanno molte meno opportunità rispetto alle generazioni precedenti di esplorare il loro quartiere, di incontrarsi, di giocare al di fuori della sorveglianza e dell’organizzazione degli adulti. Di fatto trascorrono i loro pomeriggi o chiusi in casa davanti alla tv, in una casa che protegge sì i bambini dai pericoli dell’esterno ma che, come ben si sa, nella realtà è  anch’essa teatro di incidenti come la strada; oppure sono impegnati nel maggior numero possibile di attività didattiche e sportive organizzate (dagli adulti) che, per quanto formative siano, non si può pensare che sostituiscano quelli che sono ancora gli strumenti più importanti di apprendimento: il gioco, specialmente di gruppo, l’esplorazione dell’ambiente che li circonda, l’esperienza personale.
Mi rendo conto a  questo punto, visto che le città nella loro crescita non hanno tenuto abbastanza conto delle esigenze di tutti, che bisogna impegnarsi di più per conformarle di più alle esigenze di tutti e soprattutto dei futuri cittadini del nostro territorio, ed impegnarsi ancora di più per cambiarle prendendo un’altra direzione, ed è quella percorribile se si sostituisce al cittadino medio, intorno alle cui esigenze è costruita la città contemporanea, un altro soggetto di riferimento: cioè il bambino.
Prendere il bambino come soggetto di riferimento significa dotarsi di un vero e proprio indicatore ambientale della qualità urbana. Così come nelle città fortemente inquinate non ci sono le lucciole, o le rondini non tornano più, allo stesso modo possiamo dire che se nella città si incontrano bambini che giocano, che ne percorrono le strade, allora quella città può considerarsi sana.
Ma per far sì che i bambini possano uscire di casa e vivere la propria citta’, il proprio quartiere, occorre che la nostra città cambi, si modifichi, che si possa rallentare realmente la velocità delle automobili, obiettivo che non si raggiunge con l’imposizione di nuovi e più rigorosi divieti che possono sempre essere violati, ma con interventi fisici sulla strada che impediscano la velocità, rinegoziando gli spazi della città e restituendoli a chi ha la necessità di camminare o andare in bicicletta.
Si tratta di operare interventi sulle infrastrutture per i quali c’è bisogno innanzitutto della volontà di farli, ma c’è bisogno anche di tempo e di investimenti per realizzarli.
Però intanto, nell’attesa che tutto ciò accada, i bambini di adesso saranno cresciuti senza avere sperimentato personalmente le regole della strada, che si imparano veramente solo con pratica e con l’esperienza, non studiandole sui manualetti.

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