La chiesa di Trapani ricorda Giuseppe Montalto, agente penitenziario ucciso dalla mafia

Giuseppe MontaltoQuesta sera, nella chiesa di “San Giuseppe “ della frazione di Palma, il vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli ha presieduto la Santa Messa, proprio nel ventesimo anniversario dell’omicidio per mano mafiosa dell’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto.
Per l’occasione, si sono ritrovati anche diversi giovani della comunità della Prima Unità Pastorale che venti anni fa composero e dedicarono a Pino Montalto e al suo sacrificio alcuni brani originali scritti per i funerali e per la prima fiaccolata in suo ricordo: i canoni “Né morte né vita” , “Se il chicco di grano” e “L’eterno riposo” del maestro Enzo Toscano e la canzone “C’è qualcosa in te” scritta da don Liborio Palmeri e musicata dal maestro Toscano. Questi, sono stati eseguiti con trasporto.

“Leviamo il capo: è vicina la nostra salvezza. Abbiamo ascoltato questa parola nella liturgia di oggi – ha detto il vescovo –. Levare il capo è frutto di una crescita umana e culturale in cui siamo tutti destinatari e protagonisti. Io e gli altri: siamo tutti importanti. Tutti corresponsabili! Levare il capo è sempre opera dell’intera comunità, di tutto il popolo. Ogni dimensione del nostro vivere sociale deve essere impegnata nel farci levare il capo insieme”.
“Il capo levato di cui parliamo – ha continuato Fragnelli – non è quello dell’arrogante di turno, del piccolo o grande capo di periferia che gioca a soggiogare, sfruttare gli altri e la loro debolezza. Questo non è un ‘capo levato’, ma un ‘capo malato’, un capo che non ascolta né il suo cuore né la sua coscienza; papa Francesco direbbe che è un capo che puzza e diffonde attorno a sé il cattivo odore della corruzione e della malvagità. Peppe Montalto appartiene a quella comunità di uomini e donne dal capo levato, che ha messo la sua vita a rischio perché tutta la nostra comunità alzi capo nella misura della vera dignità umana e cristiana”.
Riprendendo le parole del cardinale Salvatore Pappalardo in un suo discorso di 25 anni fa, il vescovo ha concluso: “Siamo tutti chiamati ad operare non secondo schemi e progetti asserviti alla logica dell’esclusivo profitto ed interesse di parte, ma nell’ottica della solidarietà e del bene comune. Anche quanto si fa per contrastare il triste fenomeno della mafia deve essere visto, oltre che come impegno di giustizia, anche come opera di carità e, quindi, un vero servizio ecclesiale”.

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