Calcio, Mazara, Gomez e Lamarana, due “canarini” dipinti d’azzurro

Progetto ReteI centrocampisti del Mazara Calcio, Gaston Gomez e Ms Bah Lamarana, azzurri per un giorno. I calciatori “canarini” hanno fatto parte della Coop. San Francesco di Vizzini, la formazione catanese che si è aggiudicata la terza edizione del progetto “Rete!”, l’iniziativa promossa dalla Figc, attraverso il settore giovanile e scolastico in collaborazione con il Servizio Centrale Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), rivolta ai minori stranieri non accompagnati e neo maggiorenni richiedenti protezione internazionale e avente come obiettivo favorire i processi di inclusione sociale e interculturale attraverso il calcio.

I due “canarini”, hanno fatto parte del gruppo vizzinese alla Coop. Soc. Le Pleiadi-Coop Soc. Famiglia Nuova di Lodi nella finale disputata a Coverciano alla presenza di una delegazione di azzurri composta da Marco Verratti, Andrea Spinazzola, Mattia Caldara e Federico Astori, in piena preparazione delle sfide contro Uruguay e Lichtenstein. Presenti anche il team manager Gabriele Oriali, il dg della Figc Gabriele Uva, il presidente del Settore giovanile e scolastico Vito Tisci, la responsabile della Commissione Figc per l’integrazione Fiona May, il Ministro Plenipotenziario del Ministero degli Affari Esteri per le questioni migratorie Luigi Maria Vignali, la Football and Social Responsibility Manager Uefa Monica Namy e la Senior Advisor per sport e cultura di Unchr Alessandra Morelli.

Sedici squadre di calcio a 7, composte da ragazzi ospitati dai centri Sprar, hanno preso parte al torneo dopo una fase preliminare che ha fatto registrare il coinvolgimento di 397 ragazzi, i quali hanno aderito ai progetti Sprar di 11 regioni italiane. Il progetto “Rete!”, così come riportato nel sito web ufficiale della Figc coniuga l’esperienza sportiva con il percorso di inclusione sociale a un approfondimento scientifico condotto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha come obiettivo quello di identificare e valutare le modalità con cui il calcio possa essere utilizzato come deterrente, in contesti di maggiore vulnerabilità e predisposizione al disagio psichico proprio come nei soggetti rifugiati.

Tommaso Ardagna

Foto: Figc.it

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