Tra posti di lavoro ed erario, il ruolo del gioco online nell’economia italiana

Quello del gioco online non è solo il segmento che ha salvato l’intera filiera del gambling durante il periodo della pandemia da Covid 19. È una vera e propria industria, che ha visto crescere il proprio peso all’interno dell’economia italiana.

Lo è innanzitutto per quanto riguarda l’offerta occupazionale e la creazione dei posti di lavoro. Il settore del gioco online nel nostro paese vanta più di 4 mila addetti, divisi per 83 concessionari autorizzati (di cui 53 italiani e 30 invece esteri). Stando a quanto si legge nel report Percorso di Studio sul settore dei giochi in Italia, curato dalla CGIA di Mestre in collaborazione con l’associazione Astro, i concessionari italiani sono in grado di sostenere almeno 1.600 lavoratori. Numeri in grande crescita, anche perché il gambling è un comparto altamente tecnologizzato e all’avanguardia, per questo c’è una continua richiesta di nuove figure professionali: game tester e game designer, storyteller e ingegneri del suono, grafici ed esperti di architetture informatiche e digitali. Tutti lavori di nuova generazione, che guardano soprattutto al mercato degli Under30, quello che ha maggiore bisogno di nuova offerta e di nuove opportunità.

Ma il peso della filiera dei casinò online italiani si fa sentire soprattutto per quanto riguarda il gettito erariale. In soli cinque anni, vale a dire dal 2015 al 2020, il contributo fiscale è triplicato, per superare nel 2021 la quota degli 880 milioni di euro e dei 900 milioni nel 2022 (era di appena 212 milioni nel 2015). Per quanto riguarda il giro d’affari complessivo, il comparto online ha ormai stabilmente superato quello tradizionale e terrestre, crollato per ovvie ragioni in concomitanza del lockdown e delle chiusure e in parziale ripresa negli ultimi anni. Lo scorso anno se la filiera digitale raccoglieva 73.100 milioni di euro, quella fisica si fermava a 62.835, arrivando comunque ad un totale di 135.935 milioni.

È su questi numeri che adesso si deve investire. Come? Andando a colpire tutta la parte di gambling che sfugge alla tassazione e non offre tutele ai giocatori. Stiamo parlando del gioco illegale, un settore che secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato vale tra i 10 e i 15 miliardi di euro. Fondi che finiscono nelle mani delle attività criminali e che invece potrebbero essere reinvestiti nella filiera legale. Quella che crea lavoro e offre sostegno all’economia italiana.

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